Il primo aprile è l'unico giorno dell'anno in cui la bugia smette di essere un difetto e diventa un passatempo collettivo. C'è sempre qualcuno che organizza lo scherzo con precisione e qualcuno che proclama con orgoglio solenne: «Io non ci casco mai.» Salvo poi abboccare alla notizia più improbabile dopo tre scroll distratti, con la stessa espressione di chi ha appena firmato un contratto senza leggere le clausole.
Il pesce, nella metafora, è quello che abbocca all'amo senza farsi troppe domande. Un simbolo scelto secoli fa che, guardandosi intorno, sembra ancora tremendamente attuale.
La cosa curiosa invece è che nessuno conosce con certezza le origini di questa festa. E già questo è deliziosamente coerente: una tradizione nata per smascherare la credulità ha una storia che nessuno riesce a verificare del tutto. La versione più diffusa parla di Carlo IX di Francia, del calendario gregoriano, di chi continuava a festeggiare il capodanno ad aprile e veniva deriso con inviti falsi e regali inutili. Potrebbe essere vera. Potrebbe essere un'altra storia che circola perché suona credibile. Il che significa che il Pesce d'Aprile è già, di per sé, uno scherzo riuscito.
Platone sosteneva che gli uomini scambiano le ombre per realtà, convinti di vedere il mondo così com'è e Descartes aggiungeva che l'unico antidoto fosse dubitare di tutto, sistematicamente. Entrambi avrebbero trovato nel primo aprile una conferma puntuale: crediamo a qualcosa con convinzione assoluta, finché qualcuno ride e mostra che era solo un'ombra sul muro. La differenza è che Platone non aggiungeva «Pesce!» alla fine. Anche se, a pensarci bene, far credere alla gente di vivere in una caverna per tutta la vita è uno scherzo decisamente più crudele.
Abbocchiamo perché ci fidiamo, perché reagiamo prima di verificare, perché la velocità mentale con cui navighiamo il mondo ha un costo. Ed è lo stesso meccanismo delle fake news, con una differenza sottile e amara: il Pesce d'Aprile dura un giorno e si chiude con una risata. La credulità digitale, invece, sembra essersi trasformata in una stagione permanente, senza data di scadenza e con scarso senso dell'umorismo.
Il primo aprile esiste quindi ancora perché abbiamo bisogno di un giorno ufficiale per ricordarci quello che facciamo silenziosamente per tutto il resto dell'anno. Abboccare, credere, condividere, indignarsi, e poi scoprire che era falso. Darwin parlava di evoluzione della specie, di adattamento progressivo, di sopravvivenza del più adatto. Evidentemente non aveva previsto il Wi-Fi.. studiava i finchi delle Galapagos e non aveva accesso a un gruppo WhatsApp di famiglia. Perché se lo avesse avuto, avrebbe probabilmente riscritto tutto.
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