In una battuta tanto fulminante quanto sinistra, nella serie Mercoledì si suggerisce che le lusinghe somigliano alla formaldeide: si possono annusare, ma guai a ingerirle. È un’immagine gotica, teatrale, quasi esagerata... eppure tremendamente accurata. Perché le lusinghe hanno proprio quell’aroma seducente che, per qualche secondo, ti fan sentire necessario, brillante, quasi indispensabile all’equilibrio cosmico. Il problema è che non nutrono mica: conservano. Mantengono intatta un’immagine, spesso mentre sotto si muove un interesse molto meno poetico.
Nel nostro elegante circo di filtri, autostime gonfiate e identità lucidate a specchio, l’adulazione non irrompe con violenza: si insinua. Ti accarezza nel punto esatto in cui hai bisogno di conferme e ti offre una versione di te leggermente migliorata, come un ritocco digitale applicato all’ego.
Annusarla è umano. Anzi, piacevole. Un complimento ben dosato è una carezza che rassicura. Ma quando smetti di chiederti “Perché me lo sta dicendo?”, stai già ingerendo qualcosa che non dovresti. Il lusingatore raramente è un villain da operetta; più spesso è un pragmatico che conosce il potere delle parole e le usa con chirurgica eleganza. E tu, grato per l’incoronazione momentanea, rischi di scambiare una leva per un abbraccio. C'è qualcosa di esilarante, in senso patetico, in questa fame di applausi. Diventi un collezionista seriale di "bravo!", incapace di distinguere un complimento vero da una carezza falsa come una banconota da Monopoly. E via, a inseguire conferme, perdendo di vista chi sei davvero.
Un ego solido non ha bisogno di conservanti. Può accogliere un complimento senza trasformarlo in ossigeno artificiale. Lo annusa, lo ringrazia, e resta vivo.
Quindi, vai, annusa pure quelle lusinghe profumate ma non farne il tuo pranzo quotidiano, altrimenti finisci conservato alla perfezione; morto dentro, ma con un sorriso stampato in faccia.
Da Lugano è tutto..., dove l’aria è fresca e le adulazioni si filtrano prima di inspirarle, altrimenti rischi di finire imbalsamato come un trofeo... e fidati, non sei così bello da esposizione, ahah!
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