San Valentino non era un pupazzetto rosa, e scommetto che avrebbe lanciato uno sguardo di puro disprezzo a quei Baci Perugina avvolti in carta luccicante. Ogni 14 febbraio, il mondo si trasforma in un incubo zuccheroso: cuori rossi che invadono ogni angolo, frasi sdolcinate che farebbero venire il diabete a un santo, coppie che fingono beatitudine eterna e single trattati come appestati. Tutto questo in nome di un tizio che, a quanto pare, benedirebbe cene a prezzi folli e orsacchiotti giganti. Ve lo dico io: non ci penserebbe nemmeno per un secondo.
Siamo nel III secolo, a Roma, sotto l'imperatore Claudio II, un tipo con idee strampalate sul morale delle truppe. Decide che i giovani soldati non devono sposarsi, perché un uomo innamorato, secondo lui, combatte come un mollusco. Logica impeccabile..(?) Entra allora in scena Valentino, un vescovo cristiano con la testa dura, che sente questa assurdità e si dice: "Bella pensata, peccato che sia una crudeltà senza senso". E così, invece di starsene buono buono, inizia a celebrare matrimoni in segreto, non per fare il ribelle alla moda, ma perché era convinto che l'amore valesse più di un decreto imperiale idiota. Altro che palloncini a forma di cuore e filtri Instagram; qui parliamo di amore che ti mette nei pasticci veri.
Ovviamente non finisce bene. Valentino viene beccato, arrestato e sbattuto in cella. Lì, secondo le vecchie storie, incontra la figlia cieca del suo carceriere. Chiacchierano, si legano, lui prega per lei e, miracolo, la ragazza recupera la vista. Prima di finire sotto la scure, le lascia un bigliettino firmato "Dal tuo Valentino"...una tenerezza che oggi suona come la didascalia di un meme romantico su TikTok, ma all'epoca era l'ultimo gesto di un condannato a morte. Lo giustiziano proprio il 14 febbraio, e fine della favola. Niente cioccolatini, niente rose appassite il giorno dopo.
E allora, cos'è questa festa che porta il suo nome? Di sicuro non l'obbligo di fingere romanticismo cosmico, né la gara annuale a chi posta la foto più nauseabonda per dimostrare che la relazione "funziona", e men che meno un contentino per chi si sente solo. No, Valentino incarnava un amore che sfida le regole quando sono sbagliate, che sceglie il cuore anche se costa caro, e che si vive come una verità scomoda, non come una vetrina patinata. Era il tipo d'uomo che diceva: "Se amare è un errore, allora me lo prendo tutto io, grazie".
Forse è proprio per questo che la sua storia ci infastidisce tanto oggi. Ci ricorda che l'amore non è una passeggiata comoda, né uno show per like e commenti, e tantomeno un rito automatico da spuntare sul calendario una volta l'anno. L'amore vero, quello che Valentino ha difeso fino alla fine, non si celebra con gesti vuoti: si sceglie ogni giorno, si protegge con le unghie e con i denti, e a volte si paga un prezzo salato. E no, non è sempre carino e fotogenico come nei film.
Quindi, se proprio insistete a festeggiare, risparmiateci le dimostrazioni plateali, le esibizioni social e i confronti con la coppia perfetta del vicino. Fatevi invece una domanda semplice, che Valentino probabilmente approverebbe: sto scegliendo l'amore vero, o solo l'illusione di essere amato? Chissà, magari è l'unico modo per rendere giustizia a quel vescovo testardo, invece di seppellirlo sotto una montagna di cuori di plastica.
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