La "gratitudine": la parolina magica che va tanto di moda e che tutti predicano: “Sii grato, vibra alto, attira l’abbondanza!”. Ma sul serio, quante volte diciamo “grazie” solo per educazione, tipo robot? La gratitudine vera non è un post motivazionale con emoji cuoricino: è riconoscere che qualcuno ha speso tempo, energia o un pezzo di anima per te. E ad ignorarla...beh, a lungo andare, ti trasforma in un vampiro emotivo che succhia senza restituire. Ridiamone un po’, ma con un occhio attento: perché se non sei grato, il mondo ti presenta il conto, senza Sconti speciali solo perchè "sei bello".
Partiamo dagli esempi, così non pensi che sia aria fritta filosofica. Immagina: un amico ti ascolta per ore mentre sfoghi il tuo dramma esistenziale. Non con un “eh già”, ma un ascolto vero, con empatia vera (..dovro' spiegare anche quella, lo so). Essere grati qui significa dire “grazie, mi hai salvato la serata” non un grugnito mentre scorri Instagram. Oppure, qualcuno lavora per te: il barista che ti prepara il cappuccino perfetto alle 7 del mattino, o il collega che ti copre mentre sei in ritardo. Oppure qualcuno che ha deciso di darti una mano per sviluppare un tuo progetto, un tuo sogno. O il vicino che ti presta lo zucchero (o l’auto, se sei fortunato): gratitudine significa riconoscere davvero. Un “grazie mille, sei un mito” (detto con il cuore) non costa nulla.
Ma ora parliamo di cosa succede quando non si è riconoscienti: a breve termine, niente, il mondo gira lo stesso. E a lungo andare? Disastro cosmico con ironia inclusa. Diventi quel tipo che dà tutto per scontato, tipo re del divano che lamenta e gli altri.. Si stancano. Amici spariscono (perché chi vuole ascoltare un ingrato?), colleghi ti evitano (perché “grazie” è motivazione gratuita), e le relazioni implodono in un “non apprezzi niente!” da soap opera.
Karma a parte, scientificamente (sì, ci sono studi): chi non pratica gratitudine finisce più stressato, depresso e solo perché questa è come un boomerang: lanci “grazie” e ricevi energia positiva. Ignorala, e vedrai il tuo boomerang che ti torna in faccia come un ceffone. Diventi un accumulatore di risentimenti, tipo “il mondo mi deve tutto”, e finisci isolato in una bolla di autocommiserazione. Ironico, no? Pensi di essere furbo a non dire grazie, e invece ti auto-saboti.
La gratitudine non è sdolcinata: è potenza pura. Ti fa vibrare alto (ok, lo ammetto, è un po’ new age), ma soprattutto ti connette con gli altri. È dire “grazie” non per dovere, ma perché riconosci il valore di un gesto umano in un mondo di automi.
E come aforisma finale, rubiamone uno a Cicerone (che di ingratitudine ne sapeva un sacco): “La gratitudine non è solo la più grande delle virtù, ma la madre di tutte le altre”. Tradotto: sii grato, o finisci a fare da madre a vizi tipo egoismo e solitudine.
Dunque.. ora dimmi: quando è stata l’ultima volta che hai detto un “grazie” vero, non automatico? Raccontalo… o continua a dare per scontato, e vedi come va.
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